IL MISTERO DEL DRAGONE

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Redazione di Countdown
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Redazione di Countdown
La dinamica economica della Cina

Il capitalismo cinese è un modello vincente? Una domanda cruciale! Importanti studiosi della Cina contemporanea provano a dare una risposta!

Ciò che è accaduto in Cina dopo il 1978 ha le sue radici nel periodo precedente che ha preparato le condizioni ideali per una crescita a due cifre e uno sviluppo economico basato sull’esportazione che pesa sulle spalle di quella classe operaia tanto idealizzata dall’ideologia di un marxismo rozzo ed estremamente contraddittorio. I 3000 delegati all’Assemblea Nazionale del Popolo del 16 Marzo 2007 hanno approvato a stragrande maggioranza l’introduzione nella Costituzione cinese della proprietà privata e nel 2018 al Congresso Nazionale del Popolo, che ha approvato una modifica della Costituzione che prevede la presidenza a vita del leader Xi Jinping, hanno votato 59 miliardari tra imprenditori, accademici e celebrità di vario genere, sui 104 ultra-paperoni che si godono la vita nella patria di Mao. Le imprese decisive dell'economia cinese organizzano la loro produzione secondo le leggi della concorrenza, in un mercato regolato dall'offerta e dalla domanda. Attualmente, secondo la Federazione delle industrie e del commercio cinesi, il 65% del PIL proviene dal settore privato.

Come scrisse Marx nel 1875, in una società il diritto non può mai essere più avanzato della sua struttura economica e del suo corrispondente sviluppo culturale eppure esistono ancora delle persone che credono nell’esistenza di una “via cinese” alla crescita economica senza rendersi conto che un paese arretrato come la Cina ha dovuto attraversare in un tempo estremamente ridotto tutte le tappe che hanno portato alla trasformazione dei paesi in via di sviluppo in vere e proprie economie capitaliste moderne. Non esiste un modello economico cinese ma solo un modo di produzione capitalistico che ha ormai pervaso tutto il globo terrestre. Nonostante tutto ciò, i leader del PC cinese continuano a rivendicare il socialismo, mentre legittimano la proprietà privata dei mezzi di produzione ed invitano i capitalisti a unirsi al partito. Ci sono persino "teorici" al di fuori della Cina che dichiarano di essere "anti-capitalisti" (o addirittura "socialisti"), e che approvano una tale aberrazione.

La letteratura del campo marxista si è occupata solo saltuariamente dell’andamento economico della Cina preoccupandosi principalmente di definirne la natura “politica” senza analizzare i fondamentali di un sistema ormai definito dai più “socialista di mercato”, una definizione priva di senso. Resta il fatto che il paese della Lunga Marcia verso il “socialismo” ha fatto in realtà passi da gigante verso il capitalismo sulle spalle di un popolo di lavoratori che ha subito ogni sorta di oppressione.

Il Manifesto del Partito Comunista proclamò la diffusione del capitalismo in tutto il mondo in termini estremamente inequivocabili:

Il bisogno di uno smercio sempre più esteso per i suoi prodotti sospinge la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre. Dappertutto deve annidarsi, dappertutto deve costruire le sue basi, dappertutto deve creare relazioni. Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un’impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi.

L’espansione vertiginosa del capitalismo in Cina sembra finalmente portare a completamento la previsione di Marx ed Engels, ma quali sono le implicazioni per i lavoratori dei paesi ricchi?

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