Il tempo di Dio

Il cielo sulla terra

“Mistero” denota il dogma fondamentale della fede cristiana riguardante l’incomprensibilità di Dio, e attraverso di esso si costruisce una consistente riflessione theologica che concerne la natura incomprensibile del Dio che rivela se stesso nel tempo. Il grande paradosso della theologia cristiana è che essa si muove fra l’incomprensibilità della natura di Dio come Dio trinitario, e la sua conoscibilità attraverso il suo rivelarsi in accordo con la sua medesima e sovrana volontà.

Dio è incomprensibile. Dio è dunque mistero, non perché l’uomo non sia in grado di conoscere Dio, ma perché Dio ha agito in un modo così assoluto e sovrano. Egli acconsente a essere conosciuto, avendoci conosciuti. Di conseguenza, non bisognerebbe mai teorizzare riguardo ai limiti del ragionare umano. La falsa modestia di questo atteggiamento theologico fa slittare l’oggetto centrale della theologia da Dio all’uomo, di modo che invece di fare theologia si scrive intorno ai limiti della ragione umana. Uno dovrebbe dire, piuttosto: Dio è incomprensibile perché ha comunicato se stesso all’uomo, e senza la conoscenza dell’uomo ha ottenuto per lui l’obiettivo più elevato, cioè la conoscenza di Dio nell’uomo. Questa concezione fondamentale conduce l’uomo, in quanto theologo, non all’agnosticismo, non alla contemplazione speculativa, e neppure a una theologia visionaria, bensì a un apprezzamento realmente biblico e umile del mistero che è rischiarato dalla rivelazione in Cristo Gesù. Perciò “mistero”, come categoria di riflessione theologica, non dovrebbe indurci né al misticismo né all’esistenzialismo. Essa mantiene l’infinita distanza fra natura di Dio e ragione dell’uomo, e al tempo stesso afferma la comunione fra Dio e l’uomo, senza fusione.

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