La politica economica del nazionalsocialismo

Questa raccolta, curata dalla redazione Countdown Studi sulla Crisi, è dedicata alla politica economica dei nazionalsocialisti nella fase di preparazione alla guerra e contiene dei contributi praticamente ignoti rispetto al panorama degli interventi sull’argomento maggiormente diffusi. La natura prevalentemente empirica degli articoli proposti non rientra nello stile di lavoro praticato dagli studiosi del periodo vissuto dal popolo tedesco nel percorso che ha portato Hitler al potere. Gli storici hanno focalizzato quasi esclusivamente le loro analisi sulle dinamiche della II Guerra Mondiale e sui fenomeni che l’hanno caratterizzata senza preoccuparsi minimamente di orientare la loro attenzione sulle condizioni economiche e sociali prodottesi durante la Repubblica di Weimar. Occorre partire dal periodo che intercorre tra le due guerre mondiali e la Grande Depressione, che ha colpito in maniera drammatica la Germania, per poter inquadrare il fenomeno del nazionalsocialismo come prodotto di una situazione estremamente particolare.

Tutti gli interventi di politica economica operati dai nazionalsocialisti in Germania avevano come obiettivo il finanziamento dell’industria degli armamenti in modo da costituire un complesso militare industriale in grado di realizzare l’obiettivo del “Lebensraum” ossia di uno spazio vitale che avrebbe permesso alla grande potenza germanica di sfruttare in maniera indiscriminata le ricchezze e le popolazioni dell’Europa Orientale.

L’utilizzo di lavoratori stranieri, dei prigionieri di guerra, polacchi e russi, degli ebrei europei e degli internati nei campi di concentramento, affiancati alla forza lavoro tedesca, aveva lo scopo di contribuire a sostenere il sistema economico degli armamenti del Reich nelle fasi cruciali della II Guerra Mondiale.

Vengono esaminate e messe a confronto le dinamiche della mobilitazione delle risorse economiche ed umane nei paesi coinvolti nella II Guerra Mondiale. Viene analizzata la fase dei preparativi per la guerra delle diverse potenze e le implicazioni economiche delle loro politiche utilizzando i dati empirici degli Stati Uniti, del Regno Unito e quelli ormai resi disponibili anche per l’Unione Sovietica e la Germania.

Vengono messe in evidenza alcune tesi sulla natura dell’economia nazionalsocialista proposte da alcuni studiosi tra i più accreditati, come Tim Mason, David Schoenbaum, Rich Overy ed Avraham Barkai per mettere in evidenza le convergenze e le contrapposizioni in relazione al modello di interpretazione del sistema economico e sociale del nazionalsocialismo.

Contrariamente a quanto accadeva nei maggiori paesi capitalisti dopo la Grande Depressione, in Germania il regime nazionalsocialista ha intrapreso una politica di prelievo fiscale e ha trasferito la proprietà statale e i servizi pubblici al settore privato per avere a disposizione le risorse necessarie al programma del Lebensraum ossia per la conquista dello spazio vitale verso est per il popolo tedesco. L'orientamento generale della politica economica dei nazionalsocialisti era l'esatto opposto di quella dei paesi dell'Unione Europea alla fine degli anni ‘90: considerando che le moderne privatizzazioni nell'UE avvenivano in parallelo con le politiche di liberalizzazione, nella Germania nazista le privatizzazioni sono state realizzate in un quadro di controllo crescente dello stato su tutta l'economia attraverso la regolamentazione e le ingerenze politiche. Conoscere le dinamiche economiche e sociali del nazionalsocialismo è quindi utile ai fini di un ulteriore approfondimento relativo alla natura del totalitarismo così da eliminare qualsiasi paura, che viene diffusa regolarmente, di un ritorno al passato, a un periodo storico unico che non avrà mai alcuna possibilità di ripetersi.

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