NUOVO PIGNONE TRA UMANESIMO E FUTURO

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Viaggio dentro l'industria per scoprire il lavoro del domani

Parlare del Pignone è un pretesto per parlare oggi delle disuguaglianze. Il libro parte da questo, dalla constatazione che il mondo del lavoro travolto dalla globalizzazione è cambiato e che quanto esiste dentro un grande opificio si riflette  come uno specchio nella società civile travolta oggi, come sappiamo, da inquietudini e da confusione sui percorsi di convivenza legati dalle crisi e dai movimenti dell’economia. In libro mette al centro il Pignone, fabbrica che per decenni è stata il simbolo e avanguardia della giustizia sociale e dell’incontro fra le diversità, per comprendere cosa accade nel presente e tentare di delineare, dalle nebbie dei cambiamenti, gli scenari del futuro. Si scopre così che il vento impetuoso della globalizzazione non ha modificato il legame della fabbrica con il suo territorio, ricco di una cultura secolare che ha plasmato le generazioni sui valori dell’Umanesimo, della tolleranza e della giustizia. Il libero pensiero, centro di gravità del modello di progresso e di liberazione dalle fatiche di biblica memoria, ha agito come uno scudo, come una protezione dall’invasione di sistemi globali volti a rendere standard, piatti e privi di colore quello che normale, incolore non lo era mai stato. Ancora oggi dentro la fabbrica esiste e si esprime al meglio della sua capacità il lavoro Artigiano. Nell’età della quarta rivoluzione industriale, dove tutto è più veloce e dove il prodotto è costruito intorno alla esigenze del singolo cliente, il Pignone si impone per la sua capacità di muovere intelligenze, di reinterpretare i tempi di lavoro del suo apparato, non solo produttivo, per disegnare volta per volta, nuove facce dell’organizzazione. Ma se i segnali di cambiamento promossi dalle energie della fabbrica rivolti a non mancare l’appuntamento con il futuro ci sono e sono evidenti, altra cosa è dare consistenza strutturale a questo coro di voci. Come l’ago di una bussola il libro si incarica di indicare le direzioni del cambiamento. Insomma con l’era digitale in pieno fermento la fabbrica di Firenze, come già ha fatto nei lontani anni ’70, può divenire laboratorio di un cambiamento del rapporto fra lavoro e individuo. L' immagine della Pigna, simbolo della fabbrica dal 1844, potrebbe ancora oggi sorprendere e dare ai lavoratori del Nuovo Pignone ancora una volta la possibilità di disegnare un nuovo accordo per il lavoro del domani.

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