Salvato il piccolo maialino dalla censura del Ministro Tedesco per la Famiglia

Cronistoria e autori Intervista a Schmidt-Salomon Dalla stampa ...

Intervista a Schmidt-Salomon

D.: Sui media il suo "Wo bitte geht's zu Gott, fragte das kleine Ferkel" ("Mi scusi, per trovare Dio, domandò il piccolo maialino"), realizzato con Helge Nyncke, viene talvolta descritto come un libro carico d'odio. Il che solleva una questione: lei è "uno che odia le religioni"?
R.: No. Questo sentimento mi è totalmente estraneo. Io non "odio" le religioni. Anzi le considero, come ho scritto nella postfazione della seconda edizione del mio "Manifest des evolutionären Humanismus" (Alibri, 2006), un tesoro culturale dell'umanità che comprende sia ciò che è legato alla ragione, l'umano, sia ciò che non lo è, l'inumano. Il grande compito dell'Illuminismo consiste nel dividere l'uno dall'altro. E sono convinto che questo sia possibile solo se i critici esprimono "dal di fuori" la propria posizione il più chiaramente possibile. Questo, infatti, crea gli spazi necessari per i processi di riforma all'interno delle religioni stesse. Dice Pointiert: "Senza Marx, Nietzsche, Freud, Russell non ci sarebbero i vari Schweitzer, Küng, Drewermann e neanche Dorothee Sölle." Quello che è tragico nell'Islam, ad esempio, è che questa "critica dal di fuori" fino ad ora non si è data in misura sufficiente. Per cui i sostenitori dell'Islam europeo si battono, al momento, per una causa persa.

D.: È almeno il "militante ateo" che tutti descrivono?
R.: No, anche qui difficilmente posso esserle d'aiuto. Perché, in primo luogo, non sono un "militante", bensì un pacifico sostenitore della "produttiva cultura illuministica del conflitto" che preferisce lasciar morire le idee sbagliate, prima che uomini in carne ed ossa muoiano per quelle idee. In secondo luogo, considero totalmente insulso il concetto di "ateo". Ho poco in comune con l'ateo Stalin così come con il credente Albert Schweizer o il credente Osama Bin Laden. Probabilmente la stupirà, ma ci sono alcune rappresentazioni di Dio, ad esempio quelle di Spinoza, Giordano Bruno, Meister Eckhart o Albert Einstein, per le quali nutro una certa simpatia e sulle quali ho poco da obiettare. Tuttavia, preferisco evitare, nel mio parlare corrente, l'utilizzo del concetto di Dio, poiché lo considero terribilmente compromesso dal punto di vista storico. [...]"

D.: Lei come si spiega, però, le reazioni piene d'odio di alcuni credenti che hanno visto il libro come una campagna anti-religiosa?
R.: Le religioni sono in possesso, per così dire, del monopolio ideologico all'interno delle camere dei bambini e cercano naturalmente di difenderlo con ogni mezzo. Inoltre, ho il sospetto che molti commentatori non abbiano proprio letto il libro, oppure l'abbiano letto in modo molto superficiale. Quello del "piccolo maialino" è certamente un'opera critica ma anche molto tenera, "calda", piena d'umorismo e ha diversi livelli di lettura. Chi l'ha letta in realtà dovrebbe saperlo: il piccolo maialino non spinge certamente all'odio bensì all'allegria! E questo c'è stato confermato, in questo lasso di tempo, da molte persone: giovani, anziani, studenti, professori, artigiani, psicologi. È abbastanza grottesco confrontare alcuni commenti della stampa con quello che realmente c'è da vedere e da leggere in questo piccolo e divertente libricino. Qui entrano in gioco processi psicodinamici che, fatalmente, rimandano ai tempi della caccia alle streghe. Tuttavia, accanto a tutte le lamentele, abbiamo anche ricevuto un grosso sostegno! Considero incoraggiante, infatti, che molte persone di diversa estrazione abbiano avuto il coraggio di sostenere la petizione "Rettet das kleine Ferkel! ("Salvate il piccolo maialino!") sul sito www.ferkelbuch.de. A loro va tutto il mio ringraziamento! In fondo ci vuole un bel po' di coraggio (civico) per mettere in gioco il proprio nome per questa campagna, in contrasto con l'orientamento mediatico. Devo dirlo: una cosa del genere non me la sarei mai aspettata...