Giovanni S. Romanidis
Chi è Dio? Chi è l’uomo?
Lezioni di teologia sperimentale
Piccola Bibliothiki 14, formato: 120x210
Pag. 192, 19,00 €
ISBN: 9788895146089
Una provocazione. Queste lezioni di teologia sperimentale possono davvero apparire una provocazione. Sembrano avere la forza di un colpo allo stomaco. Sono urtanti. Urtano, con i loro giudizi sommari e non sempre fondati sulla tradizione teologica occidentale e sui suoi maestri, la sensibilità dei cattolici, come urtano quella degli ortodossi per la causticità ironica con cui viene descritta la situazione teologica ed ecclesiale ortodossa, specie greca. Lezioni provocatorie, urtanti. Ma forse, proprio per questo, benefiche, estremamente benefiche, per tutti. Il coltello penetra in profondità, «fino alle giunture e alle midolla», per «discernere i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12). Benefiche, queste lezioni, perché richiamano sia gli uni sia gli altri – sia i lettori cattolici sia quelli ortodossi – ad alcuni nuclei fondanti e dunque fondamentali, e tuttavia dimenticati o non abbastanza sottolineati. La Chiesa è terapia, anzitutto. Non è altro che questo. L’uomo è malato e ha dunque bisogno (urgente, potente bisogno) di trovare la salute: di funzionare in maniera fisiologica, cioè cristica. Nella Chiesa tutto deve esprimere questo e portare a questo. Tutto: il culto e il dogma, la Bibbia e la Tradizione sono parti essenziali di questo trattamento terapeutico che è la Chiesa; l’autorità, poi, in essa spetterebbe a quanti sono già avanzati nella cura e possono dunque essere guide di altri (il guarito diviene sempre medico; chi ha trovato la Luce non può che indicarla). Non siamo, con l’evento che è la Chiesa, di fronte a un mondo di idee. Non è una filosofia, la Chiesa, e nemmeno una religione (se per religione intendiamo un sistema dottrinale, morale e cultuale accanto ad altri sistemi dottrinali, morali e cultuali). No. Siamo di fronte a una pura esperienza: l’esperienza della nostra malattia, l’esperienza (depositata nella Scrittura, ma altresì nella vita dei santi vivi e defunti, nella viva esistenza dei credenti) della possibilità di cura, di guarigione. Per grazia. Per quella grazia che sgorga dalla natura umana glorificata di Cristo e che sorregge la nostra ascesi, la nostra fatica, il nostro sudore. L’esperienza dei profeti, apostoli e santi che hanno incontrato Dio, hanno visto Dio, e sono stati deificati, diventa così normativa. Diventa una strada infinita in cui anche noi cominciamo a camminare. Per attingere, anche noi, glorificazione e deificazione. E cioè guarigione. Perché la malattia dell’uomo è la sua dissomiglianza con Dio, mentre la sua guarigione è la somiglianza con lui. Nell’amore. Esperienza… Esperienza della purificazione, dell’illuminazione, della deificazione. Esperienza che legittima il vescovo a pascere e il teologo a parlare (come siamo lontani anni luce da simile modo di concepire e di vivere…). Esperienza di Dio. Esperienza della mescolanza tra la gloria increata di Dio e le creature e, al tempo stesso, dell’alterità assoluta di Dio (nessuna analogia – continua a ribadire il nostro Autore – tra il creato e l’increato…). Qui la logica aristotelica con le sue leggi non vige più. Qui tace la ragione e l’organo della conoscenza – una conoscenza che è solo sperimentale – si chiama noûs (intelletto), pneûma (spirito), kardía (cuore), inabitato dallo Spirito Santo che prega ed insegna. E che dona, quando vuole, per quanto tempo vuole e a chi vuole, esperienze ineffabili: la possibilità di vedere, nella Luce (che è lo Spirito), mediante la Luce (che è Cristo), la Luce (che è il Padre). L’uomo, allora, conosce Dio tramite Dio… Lezioni di altra natura, queste. Che vengono da un maestro amante della Verità. Lezioni che, al di là di alcune generalizzazioni, approssimazioni, imprecisioni (dovute anche al fatto di essere state tenute a braccio), vanno dritte al cuore della novità cristiana, al cuore del Vangelo. Lezioni che possono diventare, in tal modo, un compagno di viaggio per ogni credente che, purificandosi dalle passioni, lotta per la salvezza propria e per la salvezza dei fratelli. Per la guarigione propria e per quella dei fratelli. Perché questo è – o dovrebbe essere – il solo fine di ogni dogmatica.
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