Lo scambio impossibile

Traduzione di: 
Luisa Saraval
Prefazione di Enrico Baj

Una cosa è infatti lo scambio mercantile, l’astrazione della merce, dell’equivalente generale, tutto ciò che descrive il movimento del valore, e la forma storica del capitale. Altra cosa è la situazione attuale in cui il denaro è l’oggetto di una passione universale che va ben al di là del valore e dello scambio mercantile. Questo feticismo del denaro, davanti al quale tutte le attività si equivalgono, esprime il fatto che nessuna di queste attività ha più una finalità distinta. Il denaro diventa allora la ritrascrizione universale di un mondo vuoto di senso. Questo denaro feticcio, attorno al quale gira la speculazione mondiale, ben al di là della riproduzione del capitale, non ha niente a che vedere con la ricchezza o con la produzione della ricchezza – esprime la debolezza del senso, l’impossibilità di scambiare il mondo con il suo senso, e nello stesso tempo la necessità di trasfigurare questa impossibilità in un segno qualsiasi – il più qualsiasi di tutti, quello che esprimerà meglio l’insignificanza del mondo.

È necessario dunque che il mondo abbia un senso? Questo è il vero problema. Se potessimo accettare l’insignificanza del mondo, allora potremmo giocare con le forme, con le apparenze, e con i nostri impulsi, senza preoccuparci della loro destinazione finale. Se non ci fosse questa esigenza che il mondo abbia un senso, non ci sarebbe motivo di trovargli un equivalente generale nel denaro. Come dice Cioran, siamo dei falliti solo a partire dal momento in cui crediamo che la vita abbia un senso – e a partire da lì, lo siamo tutti, perché non ce l’ha. D’altra parte è perché questo denaro feticizzato esprime un’assenza pura e semplice che diventa speculativo, esponenziale, condannato esso stesso al crac e alla deregolamentazione brutale.

LEGGI LE PRIME 50 PAGINE