Aziyadé

Autore: 
A cura di: 
Nicola Napoli
Traduzione di: 
Nicola Napoli
Romanzo
Ci sono luoghi che commemorano uomini e uomini che consacrano luoghi; esseri umani veramente esistiti o semplicemente emersi da invenzioni narrative. La mistura è indecifrabile ed i suoi elementi reali o fantastici rimangono pervicacemente avviluppati: l’autobiografico sottende il racconto e il sortilegio creativo dà vita a nuovi personaggi.
Le vicende, esperite o sperate, emanano un odore unico, inspiegabile con la semplice qualità dei suoi costituenti. Come il caffè turco che si beve e si mastica; metafora di esistenze sorseggiate che, sul fondo ritrovano, nei minuscoli granelli rosicchiati, l’essenza aromatica degli eventi trascorsi. 
Un viale, fiancheggiato da tombe e lapidi, porta dalla piazza della moschea di Eyüp in cima all’omonima collina. Sulla sommità, il piccolo caffè “Pierre Loti Kahvesi”.
 
Che il locale sia stato frequentato dallo scrittore, ragguaglio alquanto trascurabile, non è sicuro. 
La cosa indubbia è la spettacolare visione d’assieme godibile dalla terrazza. Tre centri abitati separati da altrettanti bracci di mare, divisioni topografiche dell’unità storica: Stambul, Pera e Scutari ossia Costantinopoli, oggi Istanbul. 
Forse gusteremmo qualcosa di più se, proprio dal sito memorial-letterario che sovrasta il Corno d’oro, magari sorseggiando la nera bevanda, abbinassimo alla semplice esplorazione visiva qualche riflessione sul groviglio vita-romanzo: il palcoscenico e le quinte sono di fronte a noi, non resta che seguire l’autore-attore che, arditamente, calca la splendida ribalta.
Il libro Aziyadé viene pubblicato nel 1879 sotto il nome di Pierre Loti (lauro rosa in lingua maori), pseudonimo adottato nel 1876 da Louis Marie Julien Viaud. 
L’opera un po’ diario intimo, racconto fantasioso e taccuino storico- etnografico, secondo le formule più comuni del bildungsroman (romanzo di formazione), si svolge quasi per intero nell’antica Costantinopoli anch’essa divisa in tre  quartieri: Pera (il passato da lasciare), Stambul (affascinante presente) e Scutari (ultimo rifugio, suggerito da Achmet, per il futuro).
 

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