Oltre la decrescita

Il tapis roulant e la società dei consumi

Un uomo corre da ore su tapis roulant, strano marchingegno della modernità che consente di fare jogging o running standosene tranquillamente a casa, protetti da mura calde ed accoglienti, sicuri come nel grembo materno. I suoi muscoli si flettono con un ritmo paradossale, composto da dissonanze motorie, da tante micro-aritmie e da disequilibri che alla fine, per una sorta di miracolo cinetico, danno luogo ad un movimento fluido ed armonico. Rivoli di sudore grondano copiosi dalle tempie; il respiro si fa sempre più affannoso e il frequenzimetro indica con un bip la soglia del metabolismo anareobico: 160 battiti al minuto! Di fronte, uno schermo LCD fa vedere l'ultima puntata del "Grande Fratello", i nuovi garbugli relazionali e gli amori appena sbocciati. Il runnerincarna in questo contesto una valida rappresentazione della monade leibniziana: chiuso in un salotto senza finestre, "finge" di muoversi e di attraversare di corsa il mondo, ma è il mondo che mediante la finzione televisiva entra ossessivamente nella sua stanza. Egli è immobile e mobile nello stesso tempo; è chiuso e simultaneamente aperto alla realtà esterna. Vera e propria contraddizione incarnata, non-senso eccessivamente sensato.

Il tapis roulant per certi aspetti condensa, e non solo simbolicamente, la follia della nostra condizione postmoderna o postcapitalistica: è uno strumento che implica un movimento statico ed inutile e che finge un mondo circostante protettivo ed aperto nello stesso tempo; è un mezzo per consumare energia e per compensare nel suo eccesso altre modalità di consumo eccessivo; è, infine, una forma di wellness, ossia serve per stare bene, per fare attività cardiocircolatoria, per controbilanciare insomma gli effetti di una vita troppo sedentaria ed opulenta. D'altronde il tapis roulant s'aggiunge ad altre macchine similari come lo stepper, la classica cyclette o il video-fitness in cui il momento fittizio ed illusorio diviene sempre più centrale. Agli occhi di un ipotetico uomo del millecinquecento strumenti siffatti non solo apparirebbero bizzarri, ma assolutamente dissennati. In un'epoca in cui la fatica del lavoro si faceva sentire e l'alimentazione era scarsa, ipotizzare la necessità di consumare calorie con una serie di movimenti senza alcuna finalità se non il fatto d'essere appunto puro "movimento" e dispendio energetico sarebbe apparsa quantomeno una cosa assurda e senza alcun senso.

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