La Mente Umana e la mente artificiale

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L’Intelligenza Artificiale aspira a diventare Mente. Il suo frutto principale è stato finora quello di farci comprendere meglio l’armonia che l’evoluzione ha fornito alla nostra.

Intento

Diciamo le cose come stanno: l’Anima è l’uomo, come ha dimostrato Platone (*). Possiamo oggi accettare ancora questa logica, pur sostituendo la parola Anima con la parola Mente? Naturalmente cercando di capire cosa questa ultima parola significhi  alla luce delle scoperte della neurobiologia, della genetica molecolare e dell’Intelligenza Artificiale. L’Intelligenza Artificiale sta ricostruendo punto per punto l’Intelligenza umana. Il suo risultato più importante è che, lungo il percorso iniziato dal Golem, l’IA sta svelando a noi stessi i meccanismi della nostra Mente. Sumque argumenti conditor ipse mei, e il soggetto di cui scrivo sono io stesso (Ovidio, Tristia, V, 1, 10). Quando funziona bene, la Mente è una ed indivisa monade. Cerco di illustrare l’idea che la Mente sia la sinestesia di tre processi: Intelligenza, Memoria, Coscienza; anche se queste tre parole hanno poco significato e vengono in genere intese in modo approssimativo ed antropocentrico, anche se il loro senso è ambiguo e varia a secondo della cultura e della lingua in cui sono pronunciate. Cerchiamo quindi di capirle meglio, una per volta, separatamente, tentando di dare loro un significato per quanto possibile preciso facendo corrispondere loro dei fatti. Proviamo a capire fino a che punto esista una corrispondenza di queste parole con la realtà di ciò che è dentro la nostra testa. Intelligenza, Memoria e Coscienza indicano ognuna una rete di funzioni in intima interazione.

Il senso di questo discorso è la ricerca dell’armonia unitaria della Mente e l’apprezzamento della sua unicità in tempi di Intelligenza Artificiale. E, viceversa, cosa  manca alla IA per diventare mente? 

Quorum pars causas et res et nomina qaeret, /Pars referet, quamvis noverit illa parum,  alcuni chiederanno le cause, i fatti e i nomi, altri li riferirà benché poco li conosca (Ovidio, Tristia, IV, 2, 25-26). Parlando della Mente, queste parole valgono per molti, certamente per me.

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