Liturgia del quotidiano

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Celebrazioni laiche di vita

Perché la liturgia dovrebbe essere confinata dentro le atmosfere rarefatte di una chiesa?

Perché non celebrare la vita di ogni giorno? Lo iato che esiste tra la cerimoniosità ufficiale dei riti e l’anelito di una pienezza esistenziale che il recinto sacro non riesce ad esaurire sarà mai colmato? Chi è il celebrante? L’officiante sacro autorizzato e riconosciuto dalle istituzioni religiose? Od ogni uomo piuttosto celebra, in modi solo a lui noti eppure essenziali, il proprio sé più profondo e la propria esistenza? Perché la liturgia, come e più della teologia, è rimasto terreno mai attraversato dalla cultura contemporanea? Forse ha raggiunto, proprio nella liturgia, il conflitto massimo quel contenzioso mai ricomposto tra modernità e cristianesimo religioso. Nascono da qui pensieri, testimonianze, riflessioni, appunti, immagini, confluiti nella rubrica settimanale “Liturgia del Quotidiano” ospitata dal giornale della Diocesi di Trieste “Vita Nuova”. E vengono qui raccolti i contributi pubblicati nel 2008 ed all’inizio del 2009. Il Concilio Ecumenico Vaticano II è lo sfondo e la ragione di una “capacità liturgica” laica che il volume vorrebbe appena abbozzare, nella consapevolezza che poesia, mito, rigore filosofico e pure semplice “curiositas” sono le uniche coordinate che danno un’ancora di salvezza ai nostri giorni. Vi è una densità liturgica nella vita ordinaria che scorre ferialmente ed è quasi del tutto assente in omelie e documenti ufficiali: eppure si tratta niente di meno che della vita reale, concreta, effettiva, che silenziosa prosegue, come un fiume, verso il suo esito certo, nonostante apparati e convenzioni. Si intrecciano le rifrazioni “liturgico-quotidiane”, qui raccolte, anche agli appuntamenti temporali del culto cattolico, ma liberamente li avvolgono o li superano, non per polemica, ma per necessità esistenziale, confidando, alla luce dell’insegnamento conciliare, che il compito propriamente laicale della “consecratio mundi” non rimanga lettera morta.

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