POESIE PER UN UOMO

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Armanda Guiducci e le sfide dell’identità di Francesca Parmeggiani

La carriera intellettuale di Armanda Guiducci, napoletana di nascita milanese d’adozione, presenta un’evoluzione significativa. Laureata in filosofia, co-fondatrice della rivista «Ragionamenti», di cui fu anche direttrice, e studiosa di Pavese, dopo essersi affermata come critica letteraria e culturale marxista Guiducci aderisce alla causa femminista negli anni Settanta. da questo momento darà voce alle donne raccontandone l’esperienza storica di sofferenza e protesta individuale e collettiva e, così facendo, lascerà in eredità alle generazioni future di donne e uomini un modello importante di attivismo politico e culturale.
Nei suoi scritti dagli anni Settanta in poi, Guiducci tratta della lotta che le donne hanno condotto per esprimersi, emanciparsi e liberarsi; demistifica i modi in cui il potere politico, socio-economico e culturale ha controllato o marginalizzato per secoli la presenza femminile negando al femminile valore storico e creatività artistica; infine, recupera alla memoria collettiva la presenza attiva delle donne come agenti di storia. Non rinuncia tuttavia alla sua originaria collocazione politica né dismette la veste critica degli inizi, di cui sono documento La domenica della rivoluzione (1961) e gli articoli raccolti in Dallo zdanovismo allo strutturalismo (1967), mentre la sua opera, riletta nella sua interezza, mette in evidenza l’impegno formale dell’autrice, che si cimenta con vari generi di scrittura creativa e saggistica (...). Nella varietà di testi e generi di scrittura che Guiducci utilizza possiamo apprezzare il coinvolgimento personale dell’autrice che mette in gioco se stessa in quanto fruitrice, mediatrice e produttrice di saperi, culture ed esperienze nel contesto delle tensioni politico-ideologiche, precipi- tate dalla Guerra Fredda, in una società in cui i mezzi di comunicazione di massa incrementano e velocizzano la circolazione di idee e informazione, e le differenze economiche si accentuano. La scrittura poetica, narrativa e saggistica di Guiducci, infine, si offre a noi lettori come occasione di coscienza e conoscenza, come luogo dell’espressione della soggettività e intersoggettività (non solo femminile); per l’autrice essa è pratica identitaria per eccellenza in quanto la conduce al riconoscimento di sé attraverso l’al- tro, nell’altro e come altro. (...) Il percorso della scrittrice verso tale consapevolezza di sè non è né facile né ovvio. Comincia con i versi di Poesie per un uomo, in cui l’«io» lirico, una donna, dà voce al proprio desiderio e al desiderio di parlare d’amore a un uomo come un uomo parla d’amore a una donna. Il soggetto femminile si scopre e si percepisce come tale in rapporto a un «tu», di sesso maschile, che di fatto rimane distante e impenetrabile. La poesia esprime allora una differenza radicale e irrisolvibile e una distanza che solo l’atto d’amore riesce a colmare per un istante. (...)

La scrittura poetica e autoanalitica interpretata come pratica identitaria del soggetto femminile determina dei cambiamenti profondi nella scrittura saggistica, di esplicito impegno politico, di Guiducci: la sfida personale di una donna tesa a conoscere e affermare se stessa e a denunciare il sistema simbolico del patriarcato continua, ma diviene sfida ai sistemi culturali, socio-economici e politici in cui l’identità femminile si forma e agisce. (...)

Conoscere è esistere: l’esistenza è tanto del soggetto che conosce quanto dell’oggetto o meglio dei soggetti che vengono conosciuti, ed esistere significa diventare attraverso nuove nascite, che vogliono attraversare e oltrepassare confini culturali, temporali e geografici. L’ultima tappa dell’itinerario intellettuale ed esistenziale di Guiducci sono le testimonianze, tra letteratura di viaggio e trattato etnografico, che la scrittrice ci lascia, in All’ombra di Kali e in Il grande Sepik, dei suoi viaggi rispettivamente in India e Nepal e in Australia e Papua Nuova Guinea. Ecco la nuova sfida dell’identità femminile — in costante formazione e sempre in movimento — quella che trasforma il femminismo in esperienza e impegno transnazionali e accetta il rischio di un orientalismo dal punto di vista femminile, nella consapevolezza che, scrive Guiducci, «non esistono soluzioni individuali» alla crisi della civiltà occidentale, alla violenza che essa ha perpetrato nei secoli contro le donne, alla perdita della sua «capacità di contrastare la morte sulla terra con i progetti e la grandezza visionaria», e nella convinzione che «[l]e strade della liberazione sono collettive». Le parole di Guiducci, con cui ci congediamo, esortano a superare la tentazione dell’isolamento, della solitudine che rassicura e protegge e, in fondo, del narcisismo della differenza, a favore di un impegno comune all’azione culturale, sociale e politica, di una presenza attiva nella storia in nome di una democrazia dell’uguaglianza che è veramente tale solo se accoglie, rispetta e valorizza le differenze.

 

(Il testo integrale di Francesca Parmeggiani si trova nelle ultime pagine del volume)

 

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