Potere simbolico e immaginario sociale

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Lo Stato nella vita quotidiana

Da piccolo mi figuravo lo Stato come un severo manichino di legno in frac, con una gran barba nera, una stella sul petto e insignito da una grande e confusa quantità di titoli accademici e militari. (Thomas Mann)

A partire dai processi di trasformazione e rispazializzazione del potere politico e sociale nell’era globale, il testo ricostruisce le ragioni che sono alla base della capacità di adattamento della forma stato ai nuovi scenari globali. E indica un percorso di ricerca finalizzato a costruire un paradigma diverso dello stato e del suo rapporto con la società.

La chiave di lettura individuata nel volume si basa sul concetto di potere simbolico dello stato, e sullo stato come esito e al tempo stesso matrice dell’immaginario sociale. Il potere simbolico - inteso come un metapotere che presiede a tutte le altre forme di potere sociale e che stabilisce le pratiche, le categorie, e gli schemi cognitivi attraverso i quali organizziamo il pensiero della società e collochiamo il nostro agire individuale all’interno di essa – è stato portato a dignità sociologica da Pierre Bourdieu. Il concetto di Immaginario sociale, - inteso come quell’insieme di pratiche, convinzioni, abitudini diffuse, ‘taken for granted’, applicate dagli attori sociali nel mondo della vita quotidiana - parte da Durkheim per arrivare, tra gli altri, a Charles Taylor. Entrambi diventano categorie esplicative del più ampio dibattito su Stato e Società e dei loro rapporti. Lo stato, come detentore del potere simbolico, permea di sé l’immaginario sociale, fonda tradizioni di pensiero e pratiche sociali che giustificano – questa la tesi di fondo del volume – la persistenza e resistenza dello stato nella nostra epoca, al di là di quelle che sono le funzioni militari, economiche ed ideologiche con le quali è stato da sempre identificato il potere statale. La dimensione simbolica è alla base della legittimità del potere e dell’obbedienza alla norma: attraverso lo stabilire e il rendere routinarie una miriade di pratiche amministrative, lo stato moderno può attivamente costituire i soggetti in nome dei quali esso dichiara di esistere legittimamente. Lo stato, dunque, deve gran parte della sua capacità duttile, elastica, di adattarsi e recuperare ruoli e funzioni nella società globale, al suo radicamento, attraverso una moltitudine di micropratiche, nella società, ossia nell’immaginario sociale.

Nel tratteggiare la fisionomia di questa lettura alternativa della storia e delle dinamiche proprie dello stato, il testo si sviluppa in quattro capitoli. Nel primo si portano argomenti a sostegno della capacità dello stato di giocare il proprio ruolo all’interno del contesto globale: i riferimenti sono dunque a scenari come la global governance e lo stato penale. Ma anche alle implicazioni epistemologiche della statualità, ossia al fatto che lo stato è una categoria del pensiero, un principio d’ordine attraverso il quale, nel tempo, si è arrivati a misurare e pensare la società stessa e a costruire e distinguere le discipline. Ne viene dunque l’esigenza di pensare lo stato secondo modalità differenti da quelle a cui siamo abituati, ossia uno stato meno caratterizzato da una unitarietà di fondo e più parcellizzato e dunque più flessibile e duttile. Il secondo e terzo capitolo, nel confortare ulteriormente la linea di lavoro, descrivono il rapporto, ormai giunto al termine, tra stato e nazione; ampliano la nozione di potere simbolico; introducono il concetto di Immaginario sociale; mostrano, attraverso tre prospettive concettuali (Il pensiero di Stato di Bourdieu, la governamentalità di Foucault e il nazionalismo metodologico di Beck) i modi attraverso i quali si sviluppa la dialettica tra stato e società e come il potere si riorganizza e permea le coscienze collettive e individuali. Infine, tematizzano l’innovativo rapporto tra governamentalità e governance (entrambi modi che misurano la capacità dei dispositivi di potere di insinuarsi e informare di sé la società), assunta quest’ultima come momento di ritorno dello stato alla società, come l’elemento di congiunzione tra i due ambiti, anziché semplicemente come protagonismo autoritario della società civile stessa.

L’ultimo capitolo mette alla prova le tesi precedentemente sostenute introducendo alcuni scenari di azione dello stato quale quello del rapporto stato-immigrazione e stato-cosmopolitismo, ambiti nei quali è possibile cogliere all’opera il potere simbolico e giustificare la presenza e resistenza dello stato.

Il testo si conclude con un richiamo ad un uso più attento, alla luce dell’ipotesi di ricerca sviluppata, del lessico politico tradizionale. In altri termini, di fronte alle manifeste difficoltà delle scienze sociali a ricostruire un principio di ordine cognitivo attraverso il quale leggere e comprendere la società, si suggerisce una possibile soluzione, articolata intorno all’uso di quello stesso lessico e di quelle stesse categorie secondo letture e interpretazioni differenti, individuandone così esiti e implicazioni rimasti fino ad ora latenti.

Parole chiave: Stato, società, potere simbolico, immaginario sociale, globalizzazione, governance, governamentalità, cosmopolitismo.

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