Alda Merini dall'orfismo alla canzone

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Il percorso poetico (1947-2009)

Pochissime sono le ricerche critiche sull’opera di Alda Merini, perché? Perché la poetessa italiana più letta della nazione non ha ancora uno studio serio che tratti in maniera approfondita la sua poetica? Il libro vuole iniziare a colmare questa lacuna poco spiegabile della poesia italiana. È una prima doverosa traccia della poetica meriniana che “può disturbare gli esperti e sedurre gli inesperti” (Majorino): è indicativo che a far conoscere la Merini non siano stati i critici ma la televisione, di cui lei è diventata fenomeno mass-mediatico. A interessarsi di lei ultimamente sono i musicisti, che l’hanno compresa e cantata.

La Merini inizia a essere notata e apprezzata già a quindici anni dal suo speciale gruppo di amici: Spagnoletti, Turoldo, Pasolini, Manganelli, Quasimodo… e con loro verrà apprezzata da molti altri intellettuali e artisti del tempo. Riesce a farsi conoscere come poetessa prima di finire internata in un manicomio di Milano attorno alla metà degli anni sessanta; la sua notorietà riuscirà in qualche modo a salvarla. Le tracce della sua reclusione e delle sue sofferenze si palesano anche nella sua arte: la maggiore narratività poetica dà come risultato una chiarezza inimmaginabile rispetto allo stile precedente: la religione personale e un po’ ambigua (che sfiora il misticismo) è abbandonata per una religione (cristiana) collettiva che ha come fondamento un dolore non più singolo ma collettivo. Verso la fine di questo secondo periodo nasce, o si perfeziona, la dimensione orale che tuttora le appartiene: l’improvvisazione poetica si concretizza nelle varie dettature che lei fa agli amici, ai conoscenti, agli editori. Il suono dei suoi versi viene compreso da molti musicisti. Parallelamente a questo terzo periodo riprende, continua e muta i suoi esordi religiosi senza mai però abbandonare la tematica che sempre l’ha coinvolta: l’amore. 

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