Antisemitismo e nazionalsocialismo

Autore: 
Traduzione di: 
Irene Battaglia e Fabrizio Bernardi

I nazisti persero la guerra contro l’Urss, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, ma vinsero la loro guerra, la loro «rivoluzione» contro gli ebrei d’Europa. Non solo riuscirono a sterminare sei milioni di bambini, donne e uomini ebrei, ma distrussero una cultura antichissima, quella del giudaismo europeo. Questa cultura si distingueva per una tradizione che incorporava una complessa tensione tra il particolare e l’universale; tensione interna che si duplicava in una tensione esteriore, che caratterizzava la relazione degli ebrei con l’ambiente cristiano circostante. Gli ebrei non fecero mai completamente parte delle società nelle quali vivevano; e mai, tuttavia, si trovarono completamente esclusi da esse. Ciò ebbe per gli ebrei delle conseguenze spesso funeste, ma talvolta molto fruttuose. Questo campo di tensione, in seguito all’emancipazione, si era sedimentato nella maggior parte degli individui ebrei. Nella tradizione ebraica, la risoluzione ultima di questa tensione tra il particolare e l’universale, è una funzione del tempo, della storia: l’avvento del Messia. È possibile che di fronte alla secolarizzazione e all’assimilazione, l’ebraismo europeo avrebbe rinunciato a questa tensione; forse questa cultura sarebbe gradualmente scomparsa come tradizione vivente, prima che la risoluzione della tensione tra il particolare e l’universale si fosse realizzata. Questa domanda rimarrà per sempre senza una risposta.

 

 

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