L'Iliade o il poema della forza

A cura di: 
Alessandro Di Grazia
Traduzione di: 
Francesca Rubini
Introduzione di Alessandro Di Grazia

SECONDA RISTAMPA. UN LIBRO CHE BISOGNA LEGGERE!

Polemos è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dei e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi. Eraclito

“La forza trasforma chiunque da essa venga toccato”. Questa è per Simone Weil l'essenza del contenuto dell'Iliade. Nel poema omerico non si narra tanto l'eroismo nella battaglia o le fantastiche ingerenze degli dei nei casi umani. L'Iliade è piuttosto il poema della Forza e del potere che essa ha da una parte di portare alla rovina chi la esercita e dall'altra di pietrificare e ridurre a cosa chi la subisce. Allo stesso tempo, nel dispiegarsi tragico della forza e nella dismisura della volontà che l'accompagna, la violenza e la sopraffazione trovano il loro pareggio nella pietà e nell'amore, ma non nel perdono: il greco non conosce infatti questa ambigua categoria propria della cristianità. Ed è grazie a questa cruda verità, in cui l'uomo viene riportato alla sua finitezza, che la grande  narrazione fondativa dell'occidente, si mantiene nella luce del mito. L'occhio di Omero guarda e narra con imparzialità quasi divina le violenze e le alterne sventure tanto degli Achei quanto dei Troiani. Lo stesso occhio, attraverso lo sguardo di Simone Weil, osserva, in un processo di attualizzazione del mito, tanto lucido quanto partecipe, l'avvicinarsi della tempesta europea. Con questo sguardo, “divenendo simili a Dei”, come diceva Goethe, la Storia, in una sorta di sospensione temporale, raccontando se stessa diviene profetica.

L'Iliade, o il poema della forza fu scritto da Simone Weil tra il 1936 e il 1939 e tra il 1940 e il 1941 uscì sui “Cahiers du Sud” a Marsiglia. É uno dei pochissimi testi pubblicati mentre Simone Weil era ancora in vita.

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