Geopolitica del caos. Verso una civiltà del caos?

Traduzione di: 
Cristia Leggeri
PREFAZIONE DI GIUSEPPE BETTONI

“Stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamenti, ma un cambio di epoca. E quindi si tratta di un cambio di cultura; proprio in questa fase emergono cose del genere. Il cambiamento d’epoca alimenta la decadenza morale, non solo in politica, ma nella vita finanziaria o sociale”. Padre Francesco, Vescovo di Roma.

Il ritmo precipitoso e la profondità delle trasformazioni che caratterizzano questo fine millennio, sono stupefacenti. La mondializzazione dell’economia, stimolata dall’accelerazione delle tecnologie dell’informazione, sovverte ogni cosa. Il mercato e la comunicazione s’impongono come modelli creativi che sconvolgono tutte le attività umane. Gli stati-nazione, i governi, i partiti e i sindacati stanno perdendo le loro funzioni tradizionali e danno l’impressione di non essere più all’altezza dei loro compiti, di non capire la portata dei cambiamenti epocali in atto.
Gli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta, devono comunque confrontarsi con gli altri due poli: l’Europa di Maastricht e le “tigri” orientali. Ma questa triade è, a sua volta, minacciata da altri paesi emergenti e dal dilagare dei conflitti etnici, nazionalistici e religiosi.
A che cosa somiglia questo nuovo paesaggio planetario? Quali stati, quali forze, quali nuovi paradigmi emergono in questo contesto? Qual è il sistema di pensiero dominante? Quali sono le nuove chiavi di comprensione della mutazione in atto?
Trieste, Febbraio 1998

Perché ristampare un testo “vecchio” di diciannove anni? Paradossalmente l’interesse di questo libro risiede proprio in questo: si tratta di un testo che analizza la situazione del mondo in un momento storico, la fine del XX secolo, con le nostre stesse caratteristiche sociali ed economiche ma con il vantaggio di essere antecedente all’attacco alle Torri Gemelle avvenuto l’undici settembre del 2001. La sua visione è certamente più lucida e più “fredda” perché libera del “velo” del terrorismo di matrice islamica che sembra coprire qualunque riflessione dei nostri giorni, soprattutto dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015.
Ramonet compie in questo lavoro una revisione dei concetti fondamentali, economici, politici e sociali, per interpretare il punto di confusione in cui si trovava (e si trova) il mondo. Una “geopolitica del caos” che quasi due decenni dopo non ha preso una ruga, una grinza e che, al contrario, sembra più che mai efficace proprio perché molti degli aspetti evocati in questo lavoro, sono ancora validissimi oggi.
La forma del “potere” era già mutata alla fine del XX secolo e ancora oggi possiamo porci la domanda che si poneva Ramonet nel 1997 : chi governa il mondo oggi?
Tutti guardavano agli USA come i nuovi “padroni”, la nuova potenza. Ma da lì a poco si scopriva che gli USA erano meno pronti di quanto non si credesse a fare da leader al mondo. Quello che è il punto di partenza dell’analisi di Ramonet è proprio il ruolo degli USA che si poteva immaginare come egemonici dopo il crollo dell’URSS, ma che già manifestavano cedimenti importanti. Cedimenti legati all’impossibilità oramai di avere una leadership economica non avendo risorse, per esempio, per finanziare un nuovo piano Marshall per gli ex-membri del Patto di Varsavia. Questa difficoltà sembrava poco importante nella prima Russia di Boris Eltsin, mentre le conseguenze di quella impossibilità a finanziare gli stati dell’ex-URSS appaiono evidenti nell’era dello “zar Putin”. Gli USA che, dopo il fallimento di Reagan, concretizzatosi nel catastrofico quadriennio di George Bush, reagiranno con i due mandati Clinton cercando in tutti modi di rispondere alla domanda degli americani di una speranza di ripresa economica. Ripresa che effettivamente avranno, ma che andrà comunque a frantumarsi con la crisi del 2008: anche quella già leggibile attraverso le parole di questo libro. Per questo la domanda resta integra: chi governa il mondo?

 

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