I lauri senza fronde

Traduzione di: 
Alessandra Solito
Les lauries sont coupés

CON IL TESTO FRANCESE A FRONTE

INTRODUZIONE DI ALESSANDRA SOLITO

Nel 1920 James Joyce consiglia a Valéry Larbaud la lettura de I lauri senza fronde, restituendo così a Édouard Dujardin quello che gli appartiene: l’invenzione del monologo interiore. Pubblicato nel 1887 ma passato sotto silenzio fino agli anni ’20, questo roman sans romanesque, dalla straordinaria portata innovatrice, ha il potere di collocare il lettore, fin dalle prime righe, direttamente nel pensiero del personaggio principale, Daniel Prince, di cui seguiamo dall’interno l’affastellarsi delle più intime divagazioni, il susseguirsi di gioie e delusioni, nonché i preparativi amorosi nell’attesa dell’incontro con Léa, affascinante quanto capricciosa attrice di teatro. Il punto di vista di Daniel è l’unico punto di vista possibile, quello supremo, luogo privilegiato per la ricreazione del reale e per la sua trasposizione simbolica. Il romanzo si svolge nell’arco di sei ore, dalle diciotto a mezzanotte, e all’incirca in sei ore può essere letto e assaporato, in tutto il lirismo allusivo della prosa di Dujardin, che fa convergere nelle sua “scrittura soggettiva” stralci di diario, espressioni rubate alla corrispondenza epistolare, parole, rumori e messaggi che popolano le strade di una Parigi conturbante e malinconica. Una forma nuova, quella del monologo interiore, fortemente emblematica del romanzo moderno, che avrà seguaci illustri: dopo Joyce e Larbaud, anche Beckett, Quéneau, Huysmans, Woolf, Schnitzler e molti altri faranno della scrittura soggettiva il luogo privilegiato per l’analisi del pensiero.

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