Una delle domande che si pongono oggi: quanto nel processo che porta alla definizione della sessualità dell’individuo è genetico e quanto è epigenetico? Quanto è scritto e quanto si impara? Quanto è scritto nel DNA del genoma, e quanto ogni individuo deve imparare volta per volta? Quanto nella sessualità è normale, quanto fa parte della inevitabile e naturale variabilità interna del sistema; e quanto dipende dalle condizioni esterne perinatali, ed è quindi potenzialmente accettabile o discutibile o rifiutabile?
Si parla, si scrive e si legifera molto di comportamenti legati alla sfera sessuale degli individui. Ma se si domanda ad una persona qualsiasi su cosa sono basati i suoi giudizi morali, da cosa prendono forza e giustificazione le argomentazioni e la logica delle decisioni, da dove viene il successo dei libri ed il senso di tante strane discussioni, ci si rende immediatamente conto che non esiste una base di conoscenza minima e sufficiente del problema. Il sesso è una delle cause portanti del comportamento degli esseri umani, e non potrebbe essere altrimenti; ma ogni individuo che non sia uno psicanalista o un medico specializzato dovrebbe sapere di cosa sta parlando. Oggi nelle nostre società genetica, epigenetica, genetica molecolare e neurobiologia hanno fornito risposte nuove e oggettive a molte domande antiche. Allo stesso tempo ne hanno poste altre; il problema rimane acuto e, stranamente, affrontato con grande superficialità, non risolto. Omofobia e femminicidi sono sullo sfondo.
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