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Gli hotel di città sono luoghi di passaggio e, insieme, spazi di temporanea appartenenza. Per qualche giorno una stanza può diventare casa, rifugio, nascondiglio; corridoi, saloni e camere compongono una piccola geografia interna, attraversata da incontri, desideri, paure e segreti. Come scrive Alberto Ferlenga nel suo testo per Hotel Savoy: «Nelle sale e nelle camere di un hotel di città la vita e la morte hanno un andamento falsato, perché alle vicende private di chi vi transita viene offerto l’uso esclusivo di scenari teatrali e la dotazione di piccoli mondi a scadenza.» Nel Savoy questi «piccoli mondi a scadenza» diventano parte stessa del romanzo. Le stanze e i corridoi dell’albergo, le sue finestre aperte sul mare, dialogano con le strade, le piazze e i moli di Trieste: due geografie che finiscono per sovrapporsi e nelle quali la trama si muove continuamente dall’una all’altra.
È qui che vite lontane si incrociano, segreti vengono custoditi e tracce del passato tornano a farsi presenti. L’albergo diventa così un teatro provvisorio, capace di accogliere i protagonisti e, forse, di cambiare il corso delle loro storie. Uno scrittore soggiorna all’Hotel Savoy per ricostruire le ultime enigmatiche ore di Johann Joachim Winckelmann — il celebre storico dell’arte brutalmente assassinato a Trieste nel 1768 — immaginando un lungo e proficuo periodo di studio e scrittura. Ma la ricerca storica deraglia presto nell'ossessione, capace di trascinarlo in una spirale in cui passato e presente finiranno per sovrapporsi.
Tra i moli battuti dalla bora, le rive e i monumenti della città, Trieste emerge come una presenza viva e inquieta diventando lo specchio della fragilità umana e di quel limite sottile che separa verità e menzogna, realtà e illusione. Il genius loci di questa terra di confine attraversa la trama: luoghi e paesaggi custodiscono segreti, tradimenti e ferite, diventando parte stessa delle vicende dei protagonisti.
Amori, tragedie, amicizie tradite, sconfitte e desideri di riscatto segnano le loro vite; storie apparentemente lontane prendono direzioni imprevedibili, fino a convergere rivelando connessioni rimaste a lungo nascoste.
Hotel Savoy fonde la tensione sottile del noir psicologico con la grazia e la profondità della narrativa d’atmosfera. Una storia di identità spezzate e seconde possibilità che ricompone i suoi tasselli pagina dopo pagina, accompagnando il lettore fino all’ultima, inattesa rivelazione.