Carta forbice sasso

Autore: 
Memorie senza raccordo

La carta avvolge il sasso.
La forbice taglia la carta.
Il sasso spezza la forbice.

Anche le città muoiono. Spesso ce ne dimentichiamo perché la nostra esperienza della Storia si limita a un’archiviazione di fatti compiuti, e i punti di viraggio restano inavvertiti, come l’inizio della notte dopo il tramonto.
Sono nato e cresciuto in una città che moriva, sviluppando una specifica sensibilità alle fasi della decadenza. In gioventù mi ritrovai una cospicua eredità di pubblicazioni, diari e corrispondenza privata, indotto a una missione di testimonianza non solo rispetto allo spopolamento cagliaritano: quei documenti attenevano a un particolare “gruppo” di cui mia madre aveva fatto parte, e svelavano importanti retroscena delle tensioni etniche e politiche culminate nel casus belli dell’ultimo conflitto mondiale.
C’erano, tuttavia, dei vuoti. Per lunghi anni, con caparbietà, ho portato avanti una ricerca storiografica mirata a colmarli, mettendo a punto una sorta di antologia che fosse, anche, narrazione omogenea e ininterrotta di quel periodo così travagliato.
L’esito è questo libro di memorie senza raccordo, di carteggi spesso incompleti, in cui la sola voce dei protagonisti scorta il flusso degli avvenimenti da tutto ciò che era a tutto ciò che è diventato, o ha cessato di essere. Con l’auspicio che il lettore possa individuarvi, e fissare, dei punti di viraggio.

La città

Dicesti: “Andrò in altra terra, andrò in altro mare.
Un’altra città si troverà migliore di questa.
Ogni mio tentativo è una condanna scritta
ed è il mio cuore – come un defunto – sepolto.
Fino a quando la mia mente rimarrà in questo marasma?
Ovunque mi giro, ovunque guardo
rottami neri della mia vita vedo qui,
dove ho trascorso, consumato e sprecato tutti questi anni”.

Non troverai posti nuovi, non troverai altri mari.
La città ti seguirà. Per le solite vie
curverai. Nei soliti quartieri diventerai curvo,
nelle solite case diventerai canuto.
Sempre a questa città approderai. Altri luoghi non sperare –
non ci  sono navi, non ci sono vie per te.
La vita che hai consumato qui,
in questa piccola nicchia, in tutta la terra l’hai sciupata.
(1910)                                                          Kavafis

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