I DIECI ANNI CHE SCONVOLSERO IL MONDO

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Crisi globale e geopolitica dei neopopulismi

L’unico compito di una mente pensante e amante della verità di fronte ad una prima esplosione della rivolta degli operai slesiani, non consisteva nel sostenere il ruolo del pedagogo di questo avvenimento, ma piuttosto nello studiarne il peculiare carattere. A ciò si richiede soprattutto una certa perspicacia scientifica e un certo amore per l’umanità, mentre per l’altra operazione è più che sufficiente una fraseologia spedita intinta in una vuota compiacenza.

Karl Marx, Glosse marginali di critica all'articolo "Il re di Prussia e la riforma sociale, firmato: un Prussiano", 1844.

 

I dieci anni che sconvolsero il mondo sono gli anni della prima crisi effettivamente globale che continua a investire gli assetti usciti vincenti, e apparentemente privi di alternative, emersi dalla cosiddetta rivoluzione neoliberista dell’ultimo trentennio. La crisi si caratterizza per avere investito in profondità e successione strettissima i meccanismi della globalizzazione finanziaria, lo scontro geopolitico che ne è seguito a scala mondiale – in particolare tra Stati Uniti e Cina – e le dinamiche della strutturazione e della soggettività delle classi sociali. È solo in questo quadro complessivo che può essere affrontato il fenomeno emergente in Occidente dei neopopulismi, ben oltre la riduttiva contrapposizione fra denigrazione politico-mediatica e facili attese, fra preoccupati e apologeti. Quali gli elementi di rottura, e in quale direzione vanno?

Il libro interroga i neo-populismi collocandoli sul filo del tempo, passando attraverso l’intreccio dialettico tra il Sessantotto e gli assemblaggi della globalizzazione. È in gioco la trasformazione non contingente della lotta di classe dalle forme novecentesche del movimento operaio classico a quelle attuali degli iper-proletari senza riserve, in relazione ad una riproduzione sociale oramai completamente sussunta all’interno dei meccanismi del capitale fittizio. Emergono forme di attivizzazione spurie confuse ambivalenti, ancora in fieri e dagli esiti aperti, che nella reazione a un globalismo oramai al capolinea, ma ancora in grado di produrre disastri sociali, non vanno al momento oltre la rivendicazione di un cittadinismo e/o sovranismo sempre a rischio di ricadute nazionaliste. Al tempo stesso, esse rappresentano un termine di confronto difficilmente eludibile, almeno per le questioni che pongono, per chiunque sia ancora animato dalla domanda su una comunità possibile sottratta al dominio del profitto. Il quadro interpretativo è qui di medio raggio, la teoria rimane sullo sfondo senza che la fenomenologia la faccia da padrona. Il lettore curioso leggerà subito la terza parte, quella sul neopopulismo, il lettore più riflessivo – che è poi solo la metamorfosi del primo – potrà apprezzare il quadro d’insieme fornito dal libro e coglierne così il contributo originale nei termini di un approccio mirato a impostare domande urgenti oramai inaggirabili.

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