PASOLINI. Perché ho accettato di scrivere...

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Molti non mi hanno mai perdonato di scrivere tra di loro senza essere infeudato ad alcun potere né vincolato dalla legge della sopravvivenza. Il mio vero peccato è di avere esercitato il mestiere di giornalista da polemista e da poeta, nella più totale insubordinazione. P.P.P.

 "Perché ho accettato di scrivere per Tempo la presente rubrica? È una domanda che faccio a me stesso [...] invoco a giustificarmi la necessità “civile” di intervenire, nella lotta spicciola e quotidiana, per conclamare quella che secondo me è una forma di verità. Dico subito che non si tratta di una verità affermativa: si tratta piuttosto di un atteggiamento, di un sentimento, di una dinamica, di una prassi, quasi di una gestualità».

Ciò che si propone è un’interrogazione sull’impegno giornalistico di uno scrittore impegnato. Perché Pier Paolo Pasolini – poeta, romanziere, saggista, cineasta – ha sentito il bisogno di esprimersi anche attraverso i giornali? Quale passione, quale necessità, quale urgenza lo muovevano? Attraverso un percorso, che parte dall’analisi degli articoli giornalistici degli anni Settanta e va a ritroso, tracciando un quadro della vasta e variegata produzione artistica pasoliniana, si vuole condurre il lettore alla scoperta o all’approfondimento dell’opera di uno dei maggiori intellettuali del Novecento, la cui voce continua a risuonare forte nel nostro tempo.

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