Una ragazza nichilista

Traduzione di: 
Alessandro Sfrecola

Sofíja Kovalevskaja (1850-1891), figlia di un generale, femminista, nichilista e matematica di genio (sarà la prima donna al mondo laureata e professoressa d’università in questa disciplina), ammirata da Dostoevskij, George Eliot e Darwin, deve buona parte della sua reputazione a questo piccolo romanzo largamente autobiografico apparso dopo la sua morte, subito tradotto in numerose lingue e presto proibito da molti stizziti censori. Miscela di critica sociale e indagine psicologica, il libro dipinge il confronto tra una generazione coinvolta nell’azione politica e una società incapace di abbandonare le sue tradizioni patriarcali. E’ un libro in cui l’anima russa si rivela come in nessuna altra parte. Pubblicato in Svizzera nel 1892, poi in Russia nel 1906 e ora per la prima volta tradotto in italiano, Una ragazza nichilista è la storia di Vera Baranzova, una giovane aristocratica che devolve la sua vita alla “causa”. Vera (doppio evidente dell’Autrice), educata nel sofisticato mondo provinciale, “sale” a San Pietroburgo non per combinare un matrimonio di prestigio, ma per schierarsi, come tante altre ragazze della sua generazione (siamo negli anni Sessanta dell’Ottocento), al fianco dei rivoluzionari d’allora, che non sognano che di “andare al popolo”. Delusa dall’inefficacia della loro contestazione, decide di dedicarsi a una missione più alta, pressoché mistica… che la realtà finirà per offrirle. Assistendo al processo di un gruppo di agitatori condannati a pesanti pene, sceglierà di salvare uno condividendo il suo infelice destino. Saremmo capaci di fare altrettanto? No, senza dubbio, ma una cosa è certa: una volta aperto il libro, non chiederemo nient’altro che di seguire l’inflessibile e commovente Vera nel suo cammino.

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