Filosofie della paura

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Verso la condizione post-postmoderna

La paura è un sentimento spiacevole, una passione che fa parte integrante dell’essere dell’uomo e degli animali con una sua specifica funzione biologica. Ma la paura è anche un momento strategico all’interno del cosiddetto tardocapitalismo. Da un lato quest’ultimo non farebbe che enunciare l’esigenza della sicurezza, del benessere e di una tranquillità anestetica che rasenta l’accidia e l’indolenza.  Dall’altro sembrerebbe alimentare la stessa paura, diffondendola ovunque e anzi alimentandola: catastrofi, immigrazione, violenza, obesità, dipendenza da droghe, ricerca del pericolo. Tutto deve far paura e la paura deve essere controllata e addomesticata. Ci troviamo in una condizione in cui non c’è più la paura tout court, bensì una paura della paura che funziona da un lato come meccanismo relativistico di produzione di continue forme di protezione e di difesa, dall’altro come meccanismo di disinnesco di questi medesimi dispositivi. La condizione post-postmoderna è dunque caratterizzata da un rischio: essa non costituisce letteralmente un post, ma è già presente nella contemporaneità in certe forme fideistiche di pensiero forte come il neorealismo, lo scientismo, il tecnicismo.

 

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