Saffo & Merini

Quando le Muse parlano

Eros ha scosso la mia mente
come vento che giù dal monte
batte sulle querce
(Saffo, fr. 47 Voigt, trad. di G. Guidorizzi)

 

Forse risiede in questi versi il segreto legame tra Saffo e Alda Merini, un legame che travalica i secoli e che trova il suo senso più profondo nella poesia. Se vivere è prima di tutto amare, se la vita è letteralmente travolta da Eros, se tutto ciò trova nei versi il suo naturale sbocco, Saffo e la Merini possono veramente incontrarsi e intessere un intenso dialogo, nonostante la distanza temporale. Franca Longo e Angela Villani hanno saputo cogliere questo ponte, immaginato e insieme reale, che unisce le due poetesse, dando veste moderna a quel sentimento che già Foscolo coglieva ed esprimeva, allorché percepiva sulle spiagge greche – sua patria geografica – l’incessante lamentar di lira, che il fantasma di Saffo instancabilmente generava e di cui il poeta si sentiva naturale erede e diffusore nei suoi tempi.
Non sono forse i nostri tempi difficili e crudeli come quelli destinati all’autore dei Sepolcri? Non sentiamo anche noi il bisogno di sprofondarci nella poesia, unica consolazione dagli affanni del vivere? Non crediamo anche noi – come Saffo e la Merini – che l’amore, in ogni sua forma, è l’unico, terribile, potente antidoto al senso di dispersione di ogni realtà? Non pensiamo anche noi che la poesia e l’amore siano ugualmente forze perturbatrici delle menti, capaci di suscitare distruttivi terremoti – come raccontavano gli antichi – per poi concederci la forma più perfetta di pace interiore?

Di tutto questo parla il libro di Franca e Angela, originale nell’immaginare un dialogo che suggerisce di pensare alla poesia come a un’entità trasversale nei secoli, a un necessario nutrimento dello spirito, a una profonda consonanza di anime.

Il lavoro si fa apprezzare per la leggerezza della presentazione, sapientemente unita all’intensità della partecipazione personale e alla profondità dell’indagine.

Squisitamente femminile è l’atmosfera che si respira, in un affascinante connubio di fiori, brezza marina, danze, desiderio d’amore, senso di maternità, che rinvia alle radici ancestrali della cultura mediterranea, alla Magna Mater, alla fecondità primordiale del mondo.

Intenso è il senso di smarrimento, di dolore, di sacrificio che trova il suo naturale riscatto nell’amore, avvertito quasi come un rito sacro, imprescindibile ed essenziale ingrediente della vita e insieme primigenia sorgente di poesia.

La luna, le stelle, la notte, il paesaggio mediterraneo, la vegetazione sembrano fili invisibili e tenaci che costruiscono a poco a poco una robusta rete, che dice bisogno di relazioni, di comunicazione, necessità di abbattere barriere, incomprensioni, pregiudizi. Talora il freddo della consuetudine, il gelo dell’indifferenza altrui, il ghiaccio degli sguardi di chi giudica senza capire rimandano a un inesauribile bisogno di calore, di un fuoco che si accenda improvviso, per sciogliere il gelo.
Il sentimento si fa follia e la follia diventa il più puro dei sentimenti, perché non è dei savi il segreto ultimo delle cose.
Gli occhi delle due poetesse indagano, osservano attente d’intorno e miracolosamente si trovano, a distanza di tanto tempo, stabiliscono un’intesa, avviano un dialogo, che le due autrici puntualmente intercettano e catturano nelle loro pagine. Così il dialogo tra Saffo e la Merini diventa il dialogo sperato con ogni uomo contemporaneo, a cui viene suggerito di ritrovare l’essenza delle cose, perché solo così ritroverà se stesso.

 

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